Introduzione su Dylan Dog (Invisibili) Oldboy n. 6

C’è qualcosa di profondamente inquietante nell’idea di invisibilità. Non parlo solo del trucco da prestigiatore o dell’effetto speciale da film di fantascienza: parlo di quella condizione che ti rende assente pur essendo presente, che ti permette di osservare il mondo senza essere osservato, di ferire senza lasciare traccia. Invisibili, il sesto albo della serie Dylan Dog Oldboy (Nuova Serie), pubblicato nel febbraio 2026, prende questo concetto e lo trasforma in una storia che mescola thriller psicologico, mistero classico e un velo di malinconia romantica che solo il miglior Dylan Dog sa indossare. Alessandro Russo ai testi, Alessandro Nespolino ai disegni, una copertina firmata Marco Nizzoli che già da sola racconta una storia d’amore impossibile: Dylan che bacia una ragazza in un negozio di fiori, con i petali che sembrano danzare intorno a loro come se il mondo stesse trattenendo il fiato.

Eppure, sotto quella dolcezza c’è un assassino silenzioso, un’entità che uccide senza essere vista, che semina terrore nelle strade di Londra senza mai mostrare il volto. Nina Farmer, una ragazza cieca che lavora tra i fiori, diventa il cuore emotivo della vicenda; Hap, il proprietario di un pub, è l’uomo spaventato che chiama l’indagatore dell’incubo; e Dylan, come sempre, si trova intrappolato tra il dovere e un sentimento che non dovrebbe provare. Questo albo non è horror puro, è qualcosa di più sottile: è il racconto di chi si sente invisibile nella propria vita, di chi passa inosservato anche quando urla. E in un’epoca in cui tutti gridano per essere visti, forse è proprio questa la vera paura.

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Il fascino ambiguo dell’invisibilità

L’invisibilità non è solo un espediente narrativo: è una metafora che attraversa tutta la storia. Pensate a Nina, cieca dalla nascita, che “vede” il mondo attraverso odori, suoni, tatto. Per lei, gli altri sono spesso invisibili nel senso opposto: sono presenze che percepisce ma non può fissare con gli occhi. Poi c’è l’assassino invisibile, una figura che richiama fantasmi letterari come Griffin ne L’uomo invisibile di Wells, ma qui non c’è scienza pazza o sieri magici: c’è solo un meccanismo freddo, preciso, quasi burocratico. Le vittime non vengono uccise per rabbia o per vendetta esplicita; vengono eliminate come se fossero ostacoli da rimuovere, fascicoli da archiviare.

Siamo tutti invisibili?

E poi ci sono gli invisibili della quotidianità: gli impiegati che vengono spostati di scrivania in scrivania come pedine su una scacchiera, i baristi che ascoltano confessioni senza mai essere davvero ascoltati, le persone che attraversano la città come ombre tra le ombre. Alessandro Russo costruisce un intreccio che parte da un caso apparentemente semplice – un uomo spaventato che chiama Dylan perché qualcuno di invisibile sta distruggendo il suo pub – e lo porta a intrecciarsi con indagini di Scotland Yard, con omicidi che sembrano scollegati ma che invece seguono una logica nascosta. Il ritmo è serrato, da thriller più che da horror gotico: non ci sono mostri con artigli o demoni evocati da grimori, ma la paura è altrettanto palpabile. È la paura di non contare nulla, di essere cancellati senza che nessuno se ne accorga.

I disegni di Alessandro Nespolino accompagnano questa atmosfera con un tratto pulito, quasi elegante, che contrasta con la violenza dei fatti. Le vignette dedicate al negozio di fiori sono luminose, piene di dettagli delicati – petali, vasi, riflessi di luce – mentre le scene dell’inseguimento o dei delitti si fanno più cupe, con ombre lunghe e prospettive sghembe che comunicano instabilità. La copertina di Nizzoli, con quel bacio rubato tra i fiori, è un piccolo capolavoro: romantica ma inquietante, perché il lettore sa già che quell’amore è condannato. Dylan Dog non è fatto per i finali lieti; è fatto per i rimpianti, per le occasioni mancate, per le persone che si sfiorano e poi si perdono nel nulla.

Dylan e l’amore impossibile

Uno degli elementi più forti di Invisibili è il rapporto tra Dylan e Nina. Lui, l’indagatore cinico e disilluso, si ritrova a provare qualcosa di autentico per una donna che non può vederlo. È un ribaltamento poetico: per una volta, è Dylan a sentirsi esposto, vulnerabile. Nina non giudica il suo aspetto, non si lascia impressionare dal fascino un po’ decadente dell’investigatore; lei lo percepisce attraverso la voce, il modo in cui si muove e la pioggia che si porta addosso. E Dylan, che ha sempre tenuto le persone a distanza, scopre che l’amore può essere più spaventoso di qualsiasi mostro.

Non è una storia sdolcinata. È una storia vera, dolorosa. Dylan sa che innamorarsi significa rischiare di perdere ancora una volta, di vedere qualcuno che ama sparire – o peggio, di essere lui a sparire dalla vita di lei. Il tema dell’invisibilità si riflette anche qui: Dylan è abituato a essere l’ombra che risolve i problemi degli altri, ma quando è lui ad avere bisogno di essere visto, si rende conto di quanto sia fragile il suo equilibrio. La storia non forza il lieto fine; lascia invece un senso di incompiutezza, di possibilità sfumate, che è poi la cifra stilistica del miglior Dylan Dog.

Russo dosa con cura i momenti romantici e quelli di tensione. Non c’è mai un eccesso di melensaggine: anche nei dialoghi più intimi tra Dylan e Nina c’è una nota di ironia, di autocoscienza. Lui fa battute per nascondere l’imbarazzo, lei risponde con una saggezza tranquilla che disarma. È un amore che nasce nella penombra, tra il profumo dei fiori e il rumore lontano della città, e proprio per questo sembra autentico.

Conclusioni su Dylan Dog (Invisibili) Oldboy n. 6

Invisibili di Dylan Dog è, a oggi, il migliore albo della serie Oldboy Nuova Serie. Conferma che la testata ha trovato una sua voce: storie compiute, autoconclusive, che rispettano lo spirito originario di Dylan Dog senza cadere nella nostalgia sterile. Qui c’è mistero, c’è emozione, c’è quella malinconia sottile che rende indimenticabili le avventure dell’indagatore dell’incubo. Non è un albo che urla per spaventare; è un albo che sussurra, che si insinua sottopelle e rimane lì a lungo dopo la lettura.

Temi come l’invisibilità sociale, la cecità come metafora della solitudine, l’amore che arriva quando meno te lo aspetti: sono tutti elementi che parlano direttamente a chi ha superato i trent’anni, a chi sa che la vita non è fatta solo di mostri da combattere ma anche di assenze da sopportare. Dylan Dog resta, dopo quarant’anni dalla sua nascita (che festeggeremo a settembre 2026), l’eroe più umano del fumetto italiano: non perché vince sempre, ma perché perde con stile, perché inciampa, perché ama nonostante tutto.

Leggetelo. Fatevi avvolgere dal profumo di quei fiori, ascoltate il silenzio dell’assassino invisibile, guardate negli occhi ciechi di Nina e chiedetevi: quante volte anche noi siamo stati invisibili? E quante volte abbiamo scelto di non vedere? Invisibili non è solo un fumetto: è uno specchio. E come tutti gli specchi di Dylan Dog, riflette verità che preferiremmo ignorare.

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