Orizzonti perduti (472)

Orizzonti perduti (472)

“Orizzonti perduti”, albo 472 di Dylan Dog, è una storia che non si limita a essere letta: si attraversa, come una stanza buia in cui qualcuno ha dimenticato una candela accesa. È un viaggio fatto di citazioni pop, memorie deformate, desideri sbagliati e di quel senso di smarrimento che da sempre è la vera casa dell’Indagatore dell’Incubo.

Orizzonti perduti

Introduzione di Orizzonti perduti

Fin dalle prime tavole si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di familiare e al tempo stesso inquietantemente fuori posto. “Orizzonti perduti” gioca con l’immaginario collettivo contemporaneo, lo prende per mano e lo conduce dove non avrebbe voluto andare. È una storia che parla di realtà parallele, ma soprattutto di persone che non appartengono più al proprio tempo, né al proprio mondo. Persone che hanno guardato oltre una fessura e non sono riuscite a richiuderla.

Atmosfere e citazioni pop

Il legame con Stranger Things è dichiarato, quasi ostentato, ma non gratuito. La ragazzina che pronuncia le parole “strane cose” non è solo un ammiccamento allo spettatore distratto: è una chiave, un segnale stradale che avverte il lettore che sta per imboccare una via già percorsa, ma con un esito diverso. Nigel, con il suo volto e la sua fragilità, richiama esplicitamente Will Byers, ma qui non c’è nostalgia rassicurante. C’è piuttosto la sensazione che l’infanzia, quando si sporca di orrore, non torni mai davvero pulita.

Il ritorno di Giampiero Casertano

Il vero colpo al cuore arriva con il ritorno di Giampiero Casertano, uno di quei nomi che non si pronunciano: si sussurrano. Il suo tratto è cambiato, come cambiano i sogni quando invecchiano. I volti sono distorti, tirati, segnati da una tensione interna che sembra voler uscire dalla carta. Non è una deformazione estetica, è emotiva. Casertano non disegna persone: disegna ricordi che fanno male.

La tavola del cavallo horror è un manifesto della sua poetica: non spaventa per ciò che mostra, ma per ciò che suggerisce. E la copertina dei fratelli Cestaro completa il cerchio, con un Dylan intrappolato in una cantina, circondato da creature al tramonto, come se il mondo stesse finendo lentamente, senza rumore.

Trama e struttura narrativa

La sceneggiatura di Bruno Enna si muove su due piani temporali che non si sfiorano: collidono.
Nel passato, durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, due bambini trovano rifugio in una cantina. Accendere una candela diventa un gesto fatale: la luce apre un varco verso un mondo che sembra fatato, ma che nasconde una ferocia primordiale. Solo una dei due tornerà indietro, portandosi addosso il peso di una scelta che non aveva l’età per compiere.

Nel presente, Dylan incontra Annie, donna fuori asse, che vive nel pub Black Hole – nome che è già una dichiarazione d’intenti. Annie non si riconosce nella realtà che la circonda, si sente sfasata, come un disco che gira alla velocità sbagliata. Dice di provenire da un altro mondo. E forse dice la verità.

Tematiche: desideri e realtà parallele

Il tema delle realtà alternative è un grande classico dell’universo dylaniato, e qui torna con una maturità nuova. I richiami a storie come Zed o Il fantasma di Anna Never sono evidenti, ma non nostalgici. Enna lavora sul concetto di desiderio: non quello espresso a voce alta, ma quello taciuto, covato, represso. Quello che, una volta realizzato, presenta sempre il conto.

Il messaggio è chiaro e crudele: bisogna stare attenti a ciò che si desidera, perché potrebbe avverarsi. E quando accade, non è mai come lo avevamo immaginato. Ogni scelta apre una porta, ma ne chiude un’altra. E qualcuno, dall’altra parte, potrebbe pagare per noi.

Conclusioni su Orizzonti perduti

“Orizzonti perduti” è un albo che lascia addosso una sensazione strana, come quando si esce da un sogno troppo realistico. È una storia poetica e spietata, che riesce a essere intima pur parlando di mondi alternativi. Si legge in fretta, ma resta a lungo. Come una crepa in un muro: da lì può entrare la luce, sì, ma anche tutto ciò che abbiamo cercato di tenere fuori.

A €5,80, questo albo non compra solo una storia. Compra un dubbio. E una domanda che Dylan Dog, ancora una volta, non riesce – e forse non vuole – risolvere del tutto.


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